Vittorio De Sica
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Chi e' di scena ?

 

De SicaVittorio De Sica

 

 

di Giulio D'Ascenzo

Una passione che accompagna da sempre la mia vita è quella per Vittorio De Sica, un attore di garbo, un regista di classe. Vittorio De Sica nasce a Sora, in provincia di Frosinone nel 1901, ancora piccolo si trasferisce a Napoli dove trova l’ambiente suo, che terrà dentro di sé sino alla fine. Attore, è in teatro l’amoroso in compagnie importanti. In cinema è il bel giovane seducente e fatuo che gli inventa Mario Camerini. Fatuo ma di buon cuore, e ottima pasta “matrimoniale”: Gli uomini che mascalzoni…(1932), Grandi magazzini (1939), i due film ai lati estremi della parabola.

Più scanzonato è il regista che, pescando i temi nel lago dei “telefoni bianchi”, gira la commediola Rose scarlatte (1940), giocherella con Maddalena zero in condotta (1941), con una Teresa Venerdì (1941) che in una porticina esibisce una spiritosa Anna Magnani, con lo storicheggiante Un garibaldino al convento (1942). Rivela garbo ma anche sentimento, il neoregista, che alla fine della guerra ha la fortuna di incontrare Cesare Zavattini. Con lui, sarà appassionato, tenero e neorealista, e del neorealismo diverrà uno dei corifei. Prima con I bambini ci guardano (1943) raccontò con uno sguardo nuovo le miserie coniugali viste con l’occhio lucido di un bambino sballottato tra genitori e parenti. Poi, trionfalmente, con Sciuscià (1946), i due infelici romani che, soli, debbono affrontare il dopoguerra e con Ladri di biciclette (1948), il disoccupato, il bambino, la bicicletta rubata, la Roma popolare, la “Santona”, la disperazione e la pietà. Nel 1949 il suo Ladri di biciclette vinse il premio Oscar. André Bazin ebbe a dire: “E’ la massima espressione del neorealismo, eppure sembra una pura favola: non uno spettacolo reale, ma la realtà fatta spettacolo”. Nel cinema di Vittorio De Sica anche la più cruda realtà acquista il carattere del sortilegio. “I registi, come i poeti, possono avere dentro di sé un riflettore (l’osservazione), e un condensatore (la commozione). Non ho mai avuto la presunzione di essere un regista” dichiarò egli stesso. Dopo la fiaba amara e graffiante di Miracolo a Milano (1951), il capolavoro conclusivo del neorealismo, la fine in solitudine del pensionato Umberto D. (1952). Questi capolavori lo fecero conoscere al mondo intero come il maestro del dramma con sfumature poetiche. La sua capacità di esaltare le figure umane, la sua proverbiale bravura nell’insegnare a persone prese dalla strada a recitare la parte, l’accortezza nel non perdere mai di vista il referente popolare, gli consentirono di mettere in scena la vita, le amarezze e i sogni della gente comune con lo sguardo di un padre bonario che osserva le peripezie dei suoi personaggi, soffrendo e sorridendo con loro.

Nonostante i premi e i riconoscimenti internazionali, questi film riportavano incassi irrisori e cosi, nella seconda parte della sua carriera registica, De Sica cercò di spostare il neorealismo nella commedia, con un tratteggio veloce di tipi e di ambienti, arguzie folcloristiche, linguaggio pittoresco e un umorismo leggero: L’oro di Napoli (1954) è il miglior esempio di questa nuova ricerca. Accusato dai Cahiers du Cinéma di realizzare opere demagogiche, amatissimo da Orson Welles, De Sica ha continuato imperterrito a propagandare un determinato umanitarismo e una determinata democrazia sentimentale. Questi film più commerciali, realizzati spesso per valorizzare il talento della diva Loren (indimenticabile lo strip in guepière dinanzi a un ululante Mastroianni in Ieri, oggi e domani ’63), ottennero larghissimi consensi di pubblico, che diedero la possibilità a De Sica di essere sul set fino a poco prima della morte, alternando opere di maggiore (Il giardino dei Finzi Contini, ’70, Una breve vacanza, ’73), o minor (Lo chiameremo Andrea, ’72, Il viaggio, ’74) valore, ma sempre rispettose nei confronti di quella gente comune che aveva saputo rappresentare con tanta verità e non aveva mai voluto ingannare, lasciando – come ebbe a dire a proposito di Miracolo a Milano – “un messaggio di bontà e di affetto, in un mondo che, purtroppo, di bontà e di affetto vuol fare a ogni costo a meno”.

Vittorio De Sica muore a Parigi nel 1974.

Tanti i riconoscimenti e i premi assegnati a Vittorio De Sica nel corso della sua lunghissima carriera, ricordiamo:

1947 – Premio Oscar a Sciuscià quale miglior film straniero.

1949 – Premio Oscar a Ladri di biciclette quale miglior film straniero.

1951 – Palma d’oro a Miracolo a Milano.

1964 – Premio Oscar a Ieri, oggi e domani quale miglior film straniero.

1971 – Premio Oscar a Il giardino dei Finzi Contini quale miglior film straniero.

1971 – Orso d’oro al XXI Festival Internazionale di Berlino a Il giardino di Finzi Contini.

Martedì 15 Febbraio 2011 17:26