Aldo Fabrizi
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Aldo Fabrizi


Di famiglia modesta (la madre gestiva un banco di ortofrutta a Campo de' Fiori), Aldo Fabrizi a undici anni rimase orfano del padre. Costretto ad abbandonare gli studi per contribuire al sostentamento della numerosa famiglia che comprendeva anche cinque sorelle - tra le quali Elena Fabrizi, (1915-1993) in seguito soprannominata Sora Lella - si adattò a fare molti lavori, anche i più umili. Nonostante le difficoltà, la vocazione artistica di Fabrizi non rinunciò ad esprimersi: pubblicò nel 1928 nelle edizioni della Società poligrafica romana (non si sa se a proprie spese) un volumetto di poesie romanesche intitolato Lucciche ar sole, che riuscì a far recensire sul quotidiano Il Messaggero [1] partecipò, inoltre, alla redazione del giornale dialettale Rugantino. Nello stesso periodo cominciò a calcare le scene, prima con la Filodrammatica Tata Giovanni, poi come dicitore in teatro delle sue stesse poesie, come era ancora uso in quegli anni. Nel 1931, a 26 anni, fece il suo debutto come macchiettista nei teatrini della capitale e in giro per l'Italia con il nome di "Fabrizio" comico grottesco romano, proponendo caricature dei tipi caratteristici della capitale - il vetturino, il conducente di tram e lo sciatore - nella tournée di debutto era accompagnato dalla sua compagna "Reginella". Diventando in breve tempo popolare e costituendo una sua compagnia, che nel 1937 vide transitare per breve tempo un imberbe Alberto Sordi. Nel 1942 fece il suo esordio sul grande schermo con un film diretto da Mario Bonnard, Avanti c'è posto e anche nelle due pellicole seguenti, Campo de' fiori, sempre diretto da Bonnard, e L'ultima carrozzella per la regia di Mario Mattòli, si limitò a riproporre le macchiette che aveva già interpretato a teatro - rispettivamente quelle del bigliettaio, del pescivendolo e del vetturino - accanto ad Anna Magnani, con la quale avrà un rapporto conflittuale.
Storia diversa, invece, col film che apre ufficialmente la corrente neorealista, Roma città aperta di Roberto Rossellini, dove interpretò il ruolo più significativo ed intenso della sua carriera, ispirato alle figure dei sacerdoti romani don Giuseppe Morosini e don Pietro Pappagallo entrambi fucilati nel 1944, durante l'occupazione nazista della capitale, il primo a Forte Bravetta, il secondo alle Fosse Ardeatine.
Si dedicò in maniera saltuaria anche al doppiaggio: sue sono le voci di Giuseppe Varni, il bidello della scuola femminile nel film Maddalena... zero in condotta (1940) e Gino Saltamerenda, il netturbino che aiuta Lamberto Maggiorani ed il piccolo Enzo Stajola a ritrovare la bicicletta rubata nel mercato di Porta Portese, nel film Ladri di biciclette (1948), entrambi diretti da Vittorio De Sica. Da quel momento interpretò poco meno di settanta film, ottenendo sempre grande successo, non disdegnando ruoli drammatici ma privilegiando sempre ruoli brillanti e comici; da ricordare i film interpretati insieme a Totò (Guardie e ladri del 1951, I tartassati del 1959, Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi del 1960, Totò contro i quattro del 1963), Peppino De Filippo (Signori in carrozza del 1951, Accadde al penitenziario del 1955 e Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo del 1956) manifestando sempre quella naturale carica di bonaria umanità che lo accompagnerà durante tutta la sua carriera.
Vincitore di due Nastri d'Argento, nel 1950 per Prima comunione di Alessandro Blasetti e nel 1974 con C'eravamo tanto amati di Ettore Scola, si aggiudicò nel 1951 il premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes per Guardie e ladri di Stefano Vanzina e Mario Monicelli.
Lavorò anche con il grande regista del muto Georg Wilhelm Pabst in due film: La voce del silenzio del 1952 e il bizzarro Cose da pazzi del 1953 pubblicato in DVD nel 2005, ove interpretò quello che, sicuramente, resta il ruolo più particolare della sua carriera: un matto che crede di essere un primario ospedaliero. Tra il 1948 e il 1957 diresse anche nove film, tutti dignitosi, a partire da quello d'esordio, girato in Argentina, Emigrantes (1948), alla trilogia sulle avventure della famiglia Passaguai, da lui anche prodotta per la sua Alfa Film XXXVII, ad Hanno rubato un tram (1954), girato a Bologna con la fotografia del grande Mario Bava e anche questo riemerso nel 2005 in DVD, fino all'accorato e malinconico Il maestro (1957), la sua ultima regia.
Sul palcoscenico del Teatro Sistina, nella stagione 1962-1963, ottenne un grande successo personale interpretando il ruolo del boia papalino Mastro Titta nella commedia musicale Rugantino scritta e diretta da Massimo Franciosa e Pasquale Festa Campanile. Il grande trionfo fu completato da una memorabile trasferta negli Stati Uniti, a Broadway, dove lo spettacolo registrò sempre il tutto esaurito. L'ultima sua apparizione teatrale invece è datata 1967, con lo spettacolo Yo-Yo Yè-Ye scritto da Dino Verde e Bruno Broccoli. Ritornerà ad interpretare Mastro Titta in Rugantino nell'edizione 1978 della commedia.
Sul piccolo schermo esordì nel 1959, come interprete dello sceneggiato La neve nel bicchiere diretto da Anton Giulio Majano. Per molto tempo, preso da impegni cinematografici e teatrali, questo sarà l'unico suo lavoro televisivo, fino al 1971, quando ottenne un altro grande trionfo nel varietà del sabato sera Speciale per noi diretto da Antonello Falqui, accanto ad Ave Ninchi, Paolo Panelli e Bice Valori, che è anche l'unica testimonianza visiva rimasta delle sue macchiette teatrali.
Sposato con Beatrice Rocchi, cantante di varietà molto nota negli anni venti col nome d'arte di Reginella, ha avuto da lei due figli gemelli e ne rimase vedovo nell'estate del 1981. Come Ugo Tognazzi aveva l'hobby della gastronomia e si dilettava a cucinare tutti i tipi di pasta, sulla quale scriverà poi anche alcune poesie in dialetto romanesco. Abitava a Roma in via Ravenna, nel quartiere Nomentano, nello stesso edificio dell'amica Ave Ninchi.
Aldo Fabrizi si spegne nella primavera del 1990, a 84 anni, pochi giorni dopo aver ricevuto un David di Donatello alla carriera. Tre anni dopo lo seguirà anche la popolarissima sorella, la Sora Lella, che aveva recitato nel cinema soprattutto con Alberto Sordi e Carlo Verdone

2008

L'Associazione Teatroantico dopo ben dieci anni di preparazione ha presentato, presso il Centro Culturale Paolo Angelani di Monterotondo, una splendida Mostra Fotografica, Documentaria e Filmografica, dedicata ad uno degli Attori più amati del nostro Cinema: ALDO FABRIZI.

Ideata da Cecilia Di Stefano e curata da Giulio D'Ascenzo ed Elisabetta Centore, la Mostra ha ottenuto un grande successo di pubblico e di critica.

Lunedì 14 Febbraio 2011 19:51